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Mercoledì, 09 Giugno 2021 09:23

Rinvenute tre colonne romane sul letto del Tevere a Ostia Antica  

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I reperti, probabilmente di epoca imperiale, sono stati individuati dal Nucleo dei Carabinieri Subacquei nell'ambito della prima campagna svolta dal servizio di Tutela Subacquea appena istituito dal Parco Archeologico di Ostia Antica

ROMA - I Carabinieri del Nucleo Subacquei hanno rinvenuto, sul letto del  Tevere nella Fossa Traiana, a Ostia Antica, tre colonne romane di marmo. I reperti sono probabilmente di epoca imperiale, ma la datazione si potrà stabilire con maggiore certezza attraverso le successive immersioni, durante le quali verranno prelevati piccoli campioni per stabilire il tipo di marmo e la sua provenienza, in attesa di recuperare le colonne.

Partendo dalla foce del Tevere i Carabinieri hanno risalito il corso della Fossa Traiana, il canale di Fiumicino realizzato dagli architetti dell'impero. Da Capo Due Rami, raggiunto con due mezzi navali del Nucleo Carabinieri Subacquei di Roma, si sono svolte numerose immersioni con la partecipazione dell'archeologa Alessandra Ghelli, neo responsabile del Servizio tutela del patrimonio subacqueo del Parco archeologico di Ostia antica.

Le tre colonne rinvenute sono state oggetto dirilievi foto-descrittivi e immediatamente censite all'interno della Banca dati del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, attività che ne permetterà l'istantanea individuazione nel caso di eventuali trafugamenti e/o danneggiamenti. In attesa che i reperti vengano riportati in superficie per essere valorizzati e restituiti al patrimonio indisponibile dello stato, il Nucleo TPC di Roma, unitamente ai Carabinieri Subacquei, perlustreranno e controlleranno la zona per prevenire la commissione di reati.

La necessità di fotografare i reperti, nonché di avere delle misurazioni il più possibile fedeli, ha imposto l'utilizzo di macchine fotografiche di altissimo livello, adeguatamente settate, che hanno reso possibile registrare immagini dei reperti che ad occhio nudo sarebbe stato impossibile vedere.

 “Non poteva essere più fortunato il battesimo del nuovo servizio di tutela archeologica subacquea del Parco di Ostia antica. - Ha commentato il direttore del Parco, Alessandro D’Alessio - La prima campagna portata a termine dalla dottoressa Alessandra Ghelli - con l'impareggiabile aiuto del Nucleo carabinieri subacquei di Roma e del Nucleo Tutela del patrimonio culturale di Roma - ha portato all'individuazione nelle acque del Tevere, alla profondità di cinque metri, di tre grandi fusti di colonne in marmo. Pur parzialmente interrate nel letto e nell'argine, le colonne superano il metro di diametro e i due metri e mezzo di lunghezza".  “Va ricordato - ha evidenziato D'Alessio - che la Roma imperiale, nei primi secoli dopo Cristo, era senza dubbio l'approdo più ambito, il più fiorente dei mercati per i marmi provenienti dalle cave disseminate lungo tutto il Mediterraneo, dalla Spagna al Mar Nero, passando per le coste egiziane. A volte una piccola parte dei carichi affidati al trasporto fluviale contro corrente lungo il Tevere, destinato alla stazione dei marmi al Testaccio, andava soggetto a incidenti di percorso e una volta finita fuori bordo diventava difficilmente recuperabile, specie se di dimensioni imponenti come le nostre colonne. Con il prossimo appuntamento con la tutela del patrimonio culturale subacqueo proveremo a prelevare piccoli campioni, per determinare il tipo di marmo e la sua provenienza. L'Arma dei Carabinieri ha già assicurato il suo contributo e insieme speriamo di giungere nel medio termine al recupero delle colonne".

"Le attività nel mese di maggio - ha raccontato  l'archeologa e subacquea Alessandra Ghelli - si sono concentrate sui fondali della Fossa Traiana ovvero del canale artificiale scavato dall'imperatore Traiano per mettere in collegamento il porto, il suo porto, con il Tevere e che corrisponde all'odierno canale di Fiumicino”. "Sebbene i fusti di colonna siano di grandi dimensioni - ha aggiunto  Ghelli - trovarli e individuarli è stato difficoltoso, è stato un lavoro prettamente tattile, soprattutto per il grado di visibilità che sul fondale è pari a zero. Ma l'altra difficoltà è costituita sempre dalla presenza delle correnti, per cui quando si lavora in immersione nel Tevere ci si deve ancorare sul fondale in maniera molto solida e si deve risalire la corrente quasi come fossimo dei granchi”. 

Ultima modifica il Mercoledì, 09 Giugno 2021 09:35


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