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Giovedì, 21 Marzo 2019 15:35

L’Opificio delle Pietre Dure di Firenze restaura la “Scatola in una valigia” di Duchamp

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L’opera, realizzata dall’artista nel 1941, è tra i capolavori conservati alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia. Si trova ora presso il laboratorio fiorentino per un importante intervento di studio e conservazione

Archivio fotografico Opificio delle Pietre Dure Archivio fotografico Opificio delle Pietre Dure

FIRENZE - Scatola in una valigia (Boîte-en-Valise), realizzata da Marcel Duchamp nel 1941, è arrivata da Venezia a Firenze all’Opificio delle Pietre Dure per un intervento di conservazione e studio.

Questo esemplare è il primo di un'edizione deluxe di 20 valigette da viaggio Louis Vuitton in cui l'artista francese ha raccolto 69 riproduzioni e miniaturizzazioni di suoi celebri lavori. Una sorta di museo portatile realizzato con differenti ed elaborate tecniche di riproduzione: pelle, carta fotografica con aggiunte a matita, acquerello e inchiostro. "Tutto quello che ho fatto di importante potrebbe stare in una piccola valigia", dichiarò Marcel Duchamp,  che nel corso della sua vita creò 312 versioni de Boîte-en-Valise

Nell’edizione deluxe le venti valigie contengono, oltre alle riproduzioni in miniatura delle sue opere, un “originale” diverso per ogni valigetta, e differiscono tutte tra di loro per piccoli dettagli e varianti nel contenuto.  

Quella della collezione di  Peggy Guggenheim è una riproduzione de Le roi et la reine entourès de nus vites (1912), colorata ex-novo per la valigia dallo stesso artista (coloriage original); una dedica a Peggy Guggenheim, che sostenne economicamente Duchamp in questa sua produzione; e, tra le varie riproduzioni, una miniatura del famoso orinatoio rovesciato, Fontana, del 1917, e una riproduzione di un “ready-made rettificato” del 1919 della Gioconda di Leonardo da Vinci, con barba e baffi e l’iscrizione “L.H.O.O.Q.”. In merito all’opera dell’artista francese, nell’autobiografia, Peggy scrisse: “Spesso pensavo che sarebbe stato molto divertente andare a trascorrere un fine settimana portandosi dietro quella valigia invece della solita borsa che si riteneva indispensabile”.

L’intervento sull’opera di Duchamp, dato il carattere polimaterico, sarà coordinato dal dipartimento di conservazione della Collezione Peggy Guggenheim e dal Settore Materiali Cartacei e Membranacei dell’Opificio delle Pietre Dure e Laboratori di Restauro di Firenze. I restauratori condurranno le varie fasi di interventi coadiuvati da esperti dei diversi settori dell’istituto che, a vario livello, saranno coinvolti  per consulenze e per interventi mirati sui singoli elementi, presenti all’interno. E’ prevista una campagna di indagini per l’identificazione delle tecniche grafiche e pittoriche usate, così come sul metodo di assemblaggio dei pezzi. 

L’Opificio delle Pietre Dure si avvarrà, per le indagini diagnostiche e la restituzione virtuale dell’opera, della rete di istituti di ricerca, universitari e del CNR, che collaborano con l’istituto fiorentino alla ricerca sui materiali dell’arte.

Foto Archivio fotografico Opificio delle Pietre Dure

 

 

Ultima modifica il Giovedì, 21 Marzo 2019 15:56


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