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Giovedì, 03 Marzo 2016 15:33

Trieste, restauro per sei dipinti del Museo Sartorio grazie a "Gli Orti di Venezia"

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Gli interventi, del valore complessivo di 25mila euro, riguarderanno opere del periodo tra il XV e il XVII secolo, ma solo dopo aver concluso i lavori sarà possibile individuare l'artista, la scuola o l'ambito culturale

Musei Civici Villa Sartorio Musei Civici Villa Sartorio

TRIESTE - Sarà grazie alle insalate de Gli Orti di Venezia per Triestein distribuzione negli 11 punti vendita Coop Alleanza 3.0, che sei dipinti conservati nella Quadreria del Civico Museo Sartorio di Trieste ritorneranno al loro originario splendore attraverso un intervento di restauro. L’iniziativa rientra nel progetto Adotta una Pinacoteca” per cui Paolo Tamai, titolare dell'azienda "Gli Orti di Venezia", si è impegnato a garantire la copertura economica dell'intervento in collaborazione con Coop Alleanza 3.0.

Grazie ai lavori di restauro, le opere d’arte, provenienti dalle collezioni private di illustri famiglie triestine e donate ai Civici Musei di Storia ed Arte, lasceranno il deposito dove sono state finora conservate e troveranno uno spazio espositivo dedicato. Nascerà, infatti, una “nuova” pinacoteca che verrà allestita al secondo piano del Civico Museo di Villa Sartorio.

Il restauro, del valore complessivo di 25mila euro, riguarderà i dipinti risalenti al periodo tra il XV e il XVII secolo: “Suicidio di Lucrezia”, “Decollazione di San Giovanni Battista”, ”Ecce Homo o Cristo deriso”, “Madonna col Bambino”, “L’ebrezza di Noe” e “Madonna col Bambino di Pasqualino Veneto”. L’intervento sarà di tipo conservativo, ovvero rivolto alla conservazione dei caratteri tipologici strutturali, formali e ornamentali dell'opera e alle eliminazioni di eventuali aggiunte avvenute nel corso dei secoli che ne snaturano il significato artistico. I lavori termineranno entro  il 2016.

Dei sei dipinti in questione, due appartengono alla collezione Sartorio e quindi andranno ad arricchire il percorso del Museo, ambedue, dipinti su tavola, raffigurano la Madonna col Bambino, una, della prima metà del '400, viene attribuita al Maestro di Roncajette, l'altra più tarda, viene attribuita a Pasqualino Veneto. Di ambito fiorentino della seconda metà del '500 è Suicidio di Lucrezia, dipinto entrato con il prestigioso dono di Antonio Caccia del 1929. Del 1600 è l'Ecce homo, attribuibile ad Antonio Zanchi, (donato da un privato nel 1896 e che per alcuni anni abbellì la sala del Podestà). Sempre di ambito  fiorentino della prima metà del XVII è Decollazione di S. Giovanni Battista. Risale della seconda metà del 1600, l'Ebbrezza di Noè la cui attribuzione oscilla tra Simone Brentana o Francesco Landonio, dipinto possente la cui immagine è stata scelta per promuovere questa operazione.

Solo dopo aver concluso le operazioni di restauro che prevedono - secondo i principi della scienza e dell'arte del restauro – l'eliminazione di danni ed eventuali aggiunte, che snaturano il significato artistico dell'opera, sarà possibile per gli studiosi pronunciarsi sull'attribuzione di ogni singola opera individuandone l'artista, la scuola o l'ambito culturale.

Gli interventi di restauro saranno eseguiti da quattro ditte di restauro, tre delle quali di Trieste e una di Gorizia: il Laboratorio di restauro Lucio Zambon, Laboratorio di restauro Carla Vlah, “Restauro d'Opere d'Arte Nevyjel e Ragazzoni e Laboratorio Restauri d’Arte di Deffar e Russo.

Bianca Cuderi, Direttrice dei Civici Musei di Trieste, ha così commentato l'iniziativa: “Apprezziamo molto l'intervento di supporto alle collezioni museali che prende avvio con questa sponsorizzazione. Credo che la maggioranza degli italiani non sia consapevole dell'enorme sforzo finanziario necessario a conservare per le generazioni future lo straordinario patrimonio artistico e culturale che abbiamo ereditato. Ma azioni come quella proposta da Paolo Tamai consentono oltre alla conservazione, anche la valorizzazione del nostro patrimonio. Infatti i dipinti, liberati dalle tracce del tempo e di successivi interventi che  tradiscono gli intenti originari degli artisti, potranno essere esposti al pubblico e studiati dagli esperti nel loro aspetto originale. L'auspicata moltiplicazione di interventi simili a questo, potrebbe consentire alla comunità di riappropriarsi e godere delle opere ereditate, e magari aver contribuito al loro  restauro- anche comprando un'insalata -  stimola l'interesse a conoscerle”.

Ultima modifica il Giovedì, 03 Marzo 2016 16:43


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