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Sabato, 24 Agosto 2019 17:20

Emilio Isgrò alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia

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Un’importante antologica, a cura di Germano Celant, riapre la stagione espositiva della Fondazione. Dal 14 settembre 2019 un’esposizione che propone un’ampia ricognizione sul percorso creativo e estetico dell’artista a partire dagli anni Sessanta a oggi

Emilio Isgrò Codice ottomano della solitudine - 2010 Emilio Isgrò Codice ottomano della solitudine - 2010

VENEZIA - Dalle prime cancellature di libri, datate 1964, proseguendo con le poesie visuali su tele emulsionate e le Storie rosse, per arrivare agli imponenti e articolati testi cancellati nei volumi storici de L’Enciclopedia Treccani, 1970, fino a quelli etnici dei Codici ottomani, 2010. L’antologica dal titolo Emilio Isgrò, ospitata dal 14 settembre  al 24 novembre 2019 alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia, si propone come un viaggio ricognitivo attraverso il percorso artistico di Isgrò, in un’ambientazione architettonica inglobante e avvolgente. 

Le sale dell’Ala Napoleonica della Fondazione veicoleranno un’enorme e nuova operazione di cancellatura, condotta ancora una volta su materiale letterario, così da far entrare il pubblico in un grande libro, modificato visualmente dall’artista.

Il tema che affronto per questa mostra alla Fondazione Cini di Venezia, città dove nel 1964 nacquero le prime cancellature, non può che essere quello del linguaggio. – spiega Emilio Isgrò –  Per questo mi è parso necessario ricorrere alla tradizione biblica filtrata dal Moby Dick, il meraviglioso romanzo di Melville. Sarà l’opera cancellata di Melville a contenere quindi tutte le altre e chi entra alla mostra si lascerà accompagnare nel ventre della balena, ovvero il ventre del linguaggio mediatico che copre con il rumore il proprio reale e disperante silenzio.

In mostra lavori provenienti da importanti collezioni pubbliche e private, nazionali e internazionali. Spiccano Il Cristo cancellatore, 1968, installazione composta di 38 volumi cancellati, dal Centre Pompidou di Parigi; Carta geografica, 1970, dal Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto; Storico, libro cancellato del 1972, dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma; la monumentale carta geografica cancellata Weltanschauung, 2007, lunga 9 metri, del Centro d’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato; quattro preziose opere dalla Collezione Gallerie d’Italia; Poesia Volkswagen, 1964, dal Centro Studi e Archivio della Comunicazione di Parma; la Storia rossa La corsa di Alma, 1969, dal Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno; e il Corpus Iustinianeum, cancellato in sei volumi, del 2018.

Accompagna l’esposizione, realizzata con il contributo di Intesa Sanpaolo,  un volume  pubblicato dalla casa editrice Treccani. 

Ultima modifica il Sabato, 24 Agosto 2019 17:33


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