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Venerdì, 12 Luglio 2019 14:49

Al Mann di Napoli per riscoprire la Magna Grecia

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Dopo 23 anni torna esposta una delle più importanti collezioni del Museo, un "unicum" nel panorama internazionale, con oltre 400 opere che testimoniano le caratteristiche insediative, le strutture sociopolitiche, il retroterra religioso ed artistico nella Campania di epoca preromana

NAPOLI -  Ori, affreschi, terracotte, bronzi e vasi raccontano l’identità delle  popolazioni italiche del Sud nelle 14 sale pavimentate con i mosaici originali romani del Mann,  il Museo Archeologico Nazionale di Napoli.  Da giovedì 11 luglio, infatti, è possibile visitare la collezione dedicata alla Magna Grecia, chiusa dal 1996. Questo "unicum", costituito da oltre 400 reperti viene offerto al pubblico in un nuovo allestimento progettato dall’archeologo Enzo Lippolis (Direttore del Dipartimento di Scienze dell’Antichità/Università “La Sapienza” di Roma, scomparso prematuramente l’anno scorso), a cui è dedicata la prima sala della nuova sezione del Museo.

"Restituiamo al museo una parte fondamentale della sua identità grazie al riassetto dell'ala occidentale dell'edificio" - ha  spiegato  il direttore del Museo, Paolo Giulierini.  Questa ”passeggiata nella storia”, a cura di Enzo Lippolis  e Marialucia Giacco, con il percorso espositivo firmato da Andrea Mandara e Francesca Pavese, “si fa con le opportune precauzioni di sovrascarpe che implicano il pagamento di 1,50 euro oltre al prezzo del ticket di ingresso al Mann, e tacchi a spillo proibiti in ogni caso”.

“La storia dei greci in Occidente, e quella dei popoli italici con i quali vennero a contatto, torna a passare per il Mann - ha sottolineato ancora Giulierini - e mi piace immaginare questa nuova sezione come un affascinante portale della conoscenza che da Napoli conduca, e sempre più invogli, alla scoperta degli antichi tesori del Mezzogiorno d'Italia”.

Tra i reperti in mostra ci sono le lastre dipinte rinvenute nella Tomba delle danzatrici a Ruvo di Puglia il 15 novembre 1833, datati tra la fine del V gli e gli inizi del VI secolo a.C.; il cratere di Altamura della metà del IV secolo a. C.; l'Hydria Vivenzio, uno dei vasi più celebri che il mondo antico ci abbia restituito. E poi ancora le tavole di Eraclea, un'iscrizione rinvenuta nel 1732 che segna una tappa fondamentale nella consapevolezza della Magna Grecia, affascinando il Settecento riformatore e illuminista. 

La collezione sviluppa diversi nuclei tematici con un significativo filo conduttore: la complessità della coesistenza tra le comunità radicate nel Sud della penisola.  Il progetto è accompagnato da una guida-catalogo, a cura di Paolo Giulierini e Marialucia Giacco, edita da Electa.

 

Ultima modifica il Venerdì, 12 Luglio 2019 14:53


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