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Sabato, 07 Ottobre 2017 17:07

A Brescia la mostra su Lawrence Ferlinghetti e la Beat Generation

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Di origini bresciane, Ferlinghetti è stata una figura poliedrica fondamentale nel panorama culturale e letterario degli anni Cinquanta e Sessanta, in particolare all'interno del fenomeno Beat. Una esposizione per ripercorrere la storia e l'atmosfera di quegli anni

Christopher Felver, Ferlinghetti at Ellis Island, 1994. Collezione dell’artista, Sausalito, California Christopher Felver, Ferlinghetti at Ellis Island, 1994. Collezione dell’artista, Sausalito, California

BRESCIA - Si intitola "A Life: Lawrence Ferlinghetti. Beat Generation, ribellione, poesia'' la mostra che, dal 7 ottobre 2017 al 14 gennaio 2018, verrà ospitata al Museo di Santa Giulia di Brescia.

L’esposizione è una imperdibile occasione per ripercorrere e rivivere la storia e le affascinanti e irripetibili atmosfere di quegli anni, attraverso materiali stampa, fotografie e registrazioni video. Il percorso espositivo ha l’obiettivo di raccontare la figura di Ferlinghetti e in generale la Beat Generation, la corrente letteraria che in Italia ebbe un particolare seguito grazie a Fernanda Pivano, che per prima tradusse e fece pubblicare l'opera di scrittori come Allen Ginsberg, Jack Kerouac, William Burroughs, Gregory Corso, Charles Bukowski e lo stesso Ferlinghetti, personaggi di cui divenne sostenitrice ed amica.

In questa compagine culturale la figura poliedrica di Lawrence Ferlinghetti assume un ruolo centrale e imprescindibile. Come spiegato da Luigi Di Corato, Direttore di Brescia Musei, ‘’Ferlinghetti oltre ad essere autore di una delle raccolte di poesia più vendute al mondo, 'A Coney Island of the Mind' (1958), ha avuto un ruolo determinante nella diffusione dell'opera degli scrittori della Beat Generation, tramite la libreria e casa editrice City Lights Bookstore, da lui fondata nel 1953 assieme a Peter D. Martin. La mostra bresciana ripercorre la carriera dell’artista, rendendo omaggio al tempo stesso al movimento letterario, aprendo quindi lo sguardo non solo sull'opera dei singoli autori ma più in generale sul fenomeno Beat, che da New York a San Francisco, dalla costa est alla costa ovest, ha animato il panorama culturale underground americano degli anni Cinquanta e Sessanta''.

In Italia il fenomeno Beat è stato molto sentito, grazie innanzi tutto al lavoro svolto da Fernanda Pivano e poi anche alla visita di alcuni di questi autori nel nostro paese. Kerouac ad esempio partecipò a diverse conferenze enel 1966 e rilasciò una intervista alla Rai,Ginsberg prese parte nel 1967 al Festival dei due Mondi di Spoleto. 

La mostra bresciana offre l’opportunità di visionare molti libri e documenti dell’epoca, ma anche numerose foto inedite scattate da Ettore Sottsass, provenienti dallo sterminato archivio di Fernanda Pivano, oggi preso in carica dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche e dalla Fondazione Corriere della Sera. In esposizione anche fotografie di Robert Capa, Aldo Durazzi, Larry Keenan, Allen Ginsberg, Christopher Felver e Fred Lyon.

La mostra espone anche alcuni diesegni e dipinti dell’artista. In particolare viene presentato un olio su tela del 1950, che rappresenta la prima opera dipinta da Ferlinghetti. In esposizione anche numerosi disegni realizzati tra gli anni Cinquanta e Duemila, mai esposti prima in Italia, provenienti dalla collezione dell'artista. 

Le ultime sale della mostra sono invece dedicate proprio al rapporto di Ferlinghetti con l’Italia. L’artista scopre solo a vent’anni di avere origini italiane, in occasione della sua richiesta di certificato di nascita per arruolarsi nella Marina militare americana. Nel 1955 l’artista decide di adottare il cognome italiano col quale firmerà poi tutte le sue opere. 

Ultima modifica il Sabato, 07 Ottobre 2017 17:07

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