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Venerdì, 09 Dicembre 2016 12:01

Giacomo Manzù e Lucio Fontana. Dialoghi sulla spiritualità

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All’indomani del secondo dopoguerra il tema dell’arte sacra appare tanto ampio quanto spesso venato di ambiguità. La mostra propone intende proporre un dialogo inedito su questo tema tra due grandi artisti in due differenti sedi museali 

ROMA - Si è aperta al pubblico l’8 dicembre la mostra dedicata a due grandi protagonisti dell’arte del Novecento, Giacomo Manzù e Lucio Fontana. L’esposizione, dal titolo Manzù. Dialoghi sulla spiritualità, con Lucio Fontana e a cura di Barbara Cinelli dell’Università di Roma Tre e Davide Colombo dell’Università di Parma, rappresenta un’occasione unica per riflettere sui due artisti e verificarne le soluzioni linguistiche ed espressive, talora divergenti o addirittura antitetiche, sul comune tema del sacro. E’ infatti l’arte sacra il tema della rassegna che fino al 5 marzo 2017 viene ospitata in due distinte sedi: Il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo a Roma e il Museo Giacomo Manzù di Ardea, per l’occasione sottoposto a un’intensa opera di rinnovamento.

Spiegano i due curatori:  "La proposta di un dialogo fra Manzù e Fontana può sorprendere.[...]. Per Fontana i soggetti di tipo religioso, grazie a un approccio empirico ed esperienziale, costituivano un’occasione tematica all’interno della quale la sua inventiva libera e aperta trovava una concretizzazione. Si sovrappongono così le sculture in ceramica raffiguranti guerrieri e arlecchini con quelle per le Madonne o i Crocifissi da parete e da tavolo, le formelle raffiguranti Crocifissioni e Deposizioni con le tavolette in terracotta dei Concetti spaziali, le invenzioni per la porta del Duomo di Milano e le cappelle religiose o funebri con quelle per gli Ambienti spaziali o il grande arabesco di luce per la IX Triennale di Milano del 1951. Per Manzù il confronto obbligato con lo spazio della porta significò l’inizio di un percorso che lo avrebbe condotto alle soluzioni innovative degli anni sessanta, quando il rapporto tra le figure e il piano di fondo si articola con tagli, slabbrature, incisioni così da recuperare alla bidimensionalità del rilievo una emergenza visiva che lo annulla come piano geometrico. Due vicende parallele, delle quali le opere esposte intendono offrire qualche esempio".

La mostra inoltre tiene uniti intenzionalmente, attraverso un progetto concatenato e interdipendente, due realtà museologiche molto diverse l’una dall’altra. Il motivo è stato ben spiegato da Edith Gabrielli, direttore del Polo Museale del Lazio, che ha in gestione entrambi i musei.

“Alla base vi è il desiderio di proporre al pubblico, ai pubblici dell’arte e, almeno in questo caso, della spiritualità percorsi nuovi e per certi aspetti addirittura imprevisti. Ma non si tratta solo di questo. - Spiega ancora Gabrielli - Concepire la mostra in due sedi di pari livello significa andar oltre, superare il tradizionale rapporto di sudditanza, o se si vuole di centro-periferia, che normalmente Roma con la sua obiettiva grandezza detta, impone alla provincia e all’intero Lazio. Fa piacere che tutto questo avvenga nel segno di un progetto d’indiscutibile valo- re scientifico e culturale. In questo modo è più facile mettere al lavoro, l’uno di fianco all’altro, vari soggetti. Alla base vi è l’idea fondante del Polo Museale, che è quella di ‘fare rete’ per davvero, non in teoria. Ovvero di realizzare un’idea di tutela e valorizzazione integrate”.

Dunque nella prima sede, quella di Castel Sant’Angelo sono esposte trentacinque sculture di Manzù dal ciclo dei bassorilievi “Cristo nella nostra umanità”. La Sala dell’Apollo con i suoi affreschi cinquecenteschi accoglie alcuni grandi Cardinali, che più di ogni altra opera hanno contribuito a plasmare l’immagine di Manzù in qualità di ‘scultore cattolico’. Il percorso prevede anche, per gentile concessione dei Musei Vaticani, due dei vetri incisi che il maestro realizzò per l’amico Monsignor Giuseppe De Luca, una delle figure centrali nel dibattito del 1947: l’opera, sebbene formalmente di tema profano, assomma in sé caratteri di spiritualità nella rappresentazione del personaggio, e documenta, nell’evidente tensione tra modellato delle superfici e astrazione formale dei piani, l’esordio della nuova lingua di Manzù, che avrà esito compiuto proprio nelle porte di San Pietro.

La seconda sede, ovvero il Museo di Ardea, per l’occasione sottoposto a un’intensa opera di rinnovamento, accoglie trenta fra sculture e disegni di Lucio Fontana. Particolarmente significativi, fra gli altri, due bozzetti e una formella per la Porta del Duomo di Milano – anch’essi provenienti dai Musei Vaticani – come pure una serie di altri importanti lavori concessi in prestito dalla Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano. Grazie al numero e soprattutto alla qualità, le opere di Fontana stabiliscono dialoghi inediti e fruttuosi con la collezione permanente di Manzù.
La mostra è organizzata dal Polo Museale del Lazio con il patrocinio del Pontificio Consiglio della Cultura e in collaborazione con il Comune di Ardea e la Fondazione Giacomo Manzù. Hanno inoltre collaborato‘Sapienza’ Università di Roma, Dipartimento di Architettura e Progetto e lo CSAC - Centro Studi e Archivio della Comunicazione di Parma.

Vademecum

Manzù. Dialoghi sulla spiritualità, con Lucio Fontana
sedi: Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, Roma
Lungotevere Castello, 50
Museo Giacomo Manzù, Ardea (Roma) Via Laurentina km. 32
8 dicembre 2016 – 5 marzo 2017
ingresso e orari
Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo
tutti i giorni: 9.00 - 19.30
la biglietteria chiude alle 18.30
Museo Giacomo Manzù
tutti i giorni: 9- 19.30
visite guidate sabato e domenica in entrambe le sedi
alle 11.00, 12.00, 16.00 e 17.00
biglietto Museo Castel Sant’Angelo: 13 euro intero; 6,50 euro ridotto
Museo Giacomo Manzù: gratuito
info e prenotazioni T+39 06 32810 oppure www.gebart.it sito web www.polomusealelazio.beniculturali.it
www.mostramanzu.it
catalogo Electa 

 

Ultima modifica il Venerdì, 09 Dicembre 2016 12:44


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