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Lunedì, 26 Ottobre 2020 12:15

Il “Ritratto di Leone X” di Raffaello rientra agli Uffizi ed è protagonista di una mostra a Palazzo Pitti. Foto

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L’esposizione dedicata all’opera si intitola "Raffaello e il ritorno del Papa Medici - Restauri e scoperte", è curata dal soprintendente dell'Opificio, Marco Ciatti e dal direttore degli Uffizi Eike Schmidt, e sarà ospitata nella sala delle Nicchie della Galleria Palatina, dal 27 ottobre al 31 gennaio 2021

Santi Raffaello, detto Raffaello Sanzio  (Urbino 1483 – Roma 1520) Ritratto di Leone X con i cardinali Luigi de’ Rossi e Giulio de’ Medici olio su tavola Gallerie degli Uffizi, Galleria Palatina ed Appartamenti Reali Inv. 40, Palatina (1912)- particolare Santi Raffaello, detto Raffaello Sanzio (Urbino 1483 – Roma 1520) Ritratto di Leone X con i cardinali Luigi de’ Rossi e Giulio de’ Medici olio su tavola Gallerie degli Uffizi, Galleria Palatina ed Appartamenti Reali Inv. 40, Palatina (1912)- particolare

FIRENZE - Il ”Ritratto di Leone X tra i cardinali Giulio de' Medici e Luigi de' Rossi", capolavoro di Raffaello, torna alle Gallerie degli Uffizi dopo due anni restauro all'Opificio delle Pietre dure e la trasferta a Roma per la grande esposizione alle Scuderie del Quirinale, che celebrava i 500 anni dalla morte del maestro urbinate. 

La mostra, a cura del soprintendente dell'Opificio, Marco Ciatti e del direttore degli Uffizi Eike Schmidt, è concepita per  documentare e spiegare il complesso restauro e le numerose analisi scientifiche effettuate sull'opera.

Le indagini (radiografiche, fotografiche, di imaging, di microscopia ottica, a scansione microprofilimetrica, solo per citarne alcune) hanno permesso di rintracciare la 'trama' del dipinto disegnata in origine da Raffaello, in particolare, stabilire che tutta l'opera è integralmente dovuta alla sua mano, fugando una volta per tutte il dubbio che le figure dei cardinali Giulio de' Medici e Luigi de' Rossi fossero state aggiunte in un momento successivo.

L’intervento di restauro, iniziato nell'autunno 2017, si era reso necessario per la presenza di numerosi piccoli, pericolosi sollevamenti degli strati pittorici originari, collocati in un'area del dipinto caratterizzata da numerose creste di colore malamente schiacciate e frantumate durante antichi restauri e causati principalmente dalla compressione di forze contrastanti che le traverse ottocentesche scaricavano sulla superficie pittorica. Le integrazioni pittoriche, inoltre, così come il sovrapporsi di abbondanti e raffinate velature di restauro, avevano compromesso la lettura del dipinto, comunicando l'impressione di una generale mancanza di definizione. 

Il restauro, realizzato dagli specialisti dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze sotto la supervisione del soprintendente Marco Ciatti e con la direzione di Cecilia Frosinini, ha quindi restituito al dipinto la sua originaria e amplissima gamma di sfumature del colore, la perfezione del dettaglio impressa dalla mano di Raffaello agli abiti, alle stoffe ed agli oggetti presenti nell'opera. Ha inoltre permesso un recupero della spazialità dell'ambientazione architettonica, che prima risultava quasi totalmente appiattita. Anche il supporto ligneo, che iniziava a mostrare alcune rigidità, è stato restaurato e il sistema di traversatura è stato reso reso più 'flessibile' ad assecondare i naturali movimenti del legno.

Al termine dell'esposizione nella Sala delle Nicchie in Galleria Palatina, il Ritratto di Leone X  troverà collocazione nella Sala di Saturno dello stesso museo, in compagnia di una serie di capolavori dell'Urbinate, tra i quali i ritratti di altri due importanti prelati: quello di Papa Giulio II e quello del Cardinal Bibbiena, come ha annunciato il direttore delle Gallerie Eike Schmidt.

Ultima modifica il Lunedì, 26 Ottobre 2020 16:12


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