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Venerdì, 27 Maggio 2016 18:00

A Palazzo Velli di Roma “Fino alla fine del Mare”, la mostra di Jacopo Di Cera. Foto

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L’esposizione indaga il tema dell’immigrazione attraverso trenta immagini a colori dei frammenti intatti degli scafi accatastati nel cimitero delle barche di Lampedusa, stampate in alta definizione direttamente su pezzi di legno delle barche stesse

ROMA - È stata inaugurata il 26 maggio, a Palazzo Velli a Roma, la grande mostra di Jacopo Di Cera “Fino alla fine del Mare”, un viaggio figurato e metaforico per raccontare l’errare umano.

È lo stesso artista a sintetizzare il senso di questo suo progetto. "Dopo l'inaspettato successo ottenuto al MIA Photo Fair di Milano a fine Aprile, ho potuto presentare il lavoro anche nella mia città "adottiva", Roma. ll progetto parla di Lampedusa, isola di viaggi, di approdi, di speranza, di seconde opportunità. L’importante tema affrontato è quello dei ‎migranti, trattato attraverso una nuova prospettiva, una nuova chiave di lettura, attraverso una modalità di utilizzo della fotografia del tutto astratta che dimostra come solo utilizzando il colore e la forma si possa regalare una serie di associazioni visive che raccontano di cronaca e del nostro contemporaneo. Nessuna immagine. Solo elementi grafici. Le foto sono infatti dei close up degli scafi abbandonati nel "Cimitero delle barche di Lampedusa" e fondamentale è la tecnica di stampa ad alta definizione diretta su legno e la successiva lavorazione con resina naturale applicata direttamente da me che rende ogni pezzo unico. "Fino alla fine del mare" - titolo del mio progetto fotografico - vuole essere simbolo di speranza, non di disperazione e scoramento. E, come un viaggio figurato e metaforico dell'errare umano, sarà una mostra itinerante che dopo la tappa romana proseguirà toccando tutti i principali porti italiani fino a raggiungere Lampedusa, origine "del mio viaggio". 

Lampedusa è infatti la terra di passaggio della contemporaneità ed è, come il viaggio di Ulisse, il viaggio che rappresenta tutta l’Umanità. E proprio dai versi di Omero sono state estratte le sei parole chiave del lavoro di Di Cera: il viaggio, l’isola, il legame, la lotta, la salvezza, il ritorno. Per ogni parola chiave sono state scelte cinque immagini che, attraverso il cromatismo, raccontano la storia di migranti. 

Auronda Scalera, curatrice del progetto, ha spiegato: “Il punto di vista originale dell’Artista non ci traspone immagini crude, ma attraverso un gioco di rimandi cromatici che si rifanno più all’arte di Mark Rothko e Yves Klein, ci spiega la metafora del viaggio, del naufragio e della salvezza”.

Per la presentazione della mostra a Roma, visitabile fino al prossimo 5 giugno, è stato inoltre realizzato, in una sala adiacente l’esposizione, un particolare allestimento attraverso il quale è possibile rivivere, le stesse sensazioni vissute dall’Artista nel suo cammino di avvicinamento al luogo dove ha realizzato il lavoro, grazie a due grandi trittici “da toccare”, raffiguranti frammenti degli scafi, immagini in movimento proiettate e suoni, per un percorso multisensoriale di meditazione e contemplazione. 

Vademecum

“FINO ALLA FINE DEL MARE” di JACOPO DI CERA
dal 26/05 al 5/06/2016 (opening 26/05 ore 18.30)
PALAZZO VELLI EXPO Piazza di Sant'Egidio 10, 00153 Roma

Ultima modifica il Domenica, 29 Maggio 2016 08:13

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