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Mercoledì, 18 Luglio 2018 12:51

“Ecstasy & Oracles”, Jan Fabre ad Agrigento e Monreale. Intervista alla curatrice Melania Rossi. Foto e video

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Inserita tra i Manifesta 12/CollateralEvents e nel cartellone degli eventi di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018, la mostra propone una straordinaria selezione di cinquanta lavori realizzati dal grande maestro fiammingo tra il 1982 e il 2018

ROMA - Il geniale e poliedrico artista belga è protagonista della mostra Jan Fabre – Ecstasy & Oracles, a cura di Joanna De Vos e Melania Rossi, inaugurata lo scorso 7 luglio e visitabile fino al prossimo 4 novembre 2018. 

Un progetto che propone una vera e propria “galleria diffusa” di capolavori, anche inediti, tra disegni a matita e penna bic, sculture realizzate in diversi materiali, dalla cera al bronzo, film che documentano performance e mosaici realizzati con preziose ma solide e cangianti corazze di scarabei.

Un percorso che si snoda in uno scenario particolarmente suggestivo, tra il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi e Monreale, in cui Fabre è riuscito a instaurare uno stimolante e sorprendente dialogo tra contemporaneità e antichità.

Un progetto complesso, una tematica ampia, un titolo che evoca il sacro e il profano. La curatrice Melania Rossi racconta ad ArteMagazine la nascita e l’essenza di questa grande mostra

Il progetto è nato dalla collaborazione tra MondoMostre e le Istituzioni siciliane, nello specifico la Diocesi di Monreale, quella di Agrigento e il Parco archeologico della Valle dei Templi. 

Io e la mia collega curatrice Joanna De Vos abbiamo pensato, insieme al maestro Fabre, a una mostra che potesse coinvolgere sia l’aspetto spirituale e sacrale del Duomo di Monreale, edificio meraviglioso con mosaici cristiani e bizantini molto suggestivi, sia la spiritualità greca pagana, quella della Valle dei Templi. Proprio per questo abbiamo pensato di fondere in un unico progetto, in un unico titolo, le due anime di questi luoghi, attraverso le opere di Fabre. 

Le opere hanno una stratificazione simbolica che fa riferimento a tutti i simboli precristiani ripresi poi dalla religione cattolica. Penso all’albero d’alloro, alla croce, che era l’albero della vita ed è poi diventato simbolo della passione. O ancora al bastone pastorale, che in realtà era un bastone usato per richiamare il gregge senza recare danno agli animali, divenuto simbolo di rispetto per tutte le creature viventi.  

A Monreale sono presentate una serie di opere in bronzo dell’artista, come i tre celebri scarabei: quello con la croce, quello con l’albero di alloro e quello con il pastorale; poi una serie di mosaici dal titolo “Vanitas vanitatum omnia vanitas”, che rappresentano un inedito per l’Europa e per l’Italia, dove sono esposti per la prima volta. 

Tutti i mosaici sono realizzati con gusci di scarabei gioiello, cifra caratteristica di Fabre. Anche in questo caso si parla del ciclo della vita, della morte e della resurrezione. Si fa dunque riferimento alla simbologia cristiana, ma non solo, anche a quella molto più antica. Lo scarabeo era infatti un animale sacro per gli antichi egizi,  per cui si tratta di una spiritualità che affonda le radici in un passato molto più remoto. 

Per la prima volta è stata inoltre aperta al pubblico la Cappella di San Benedetto all’interno del Duomo di Monreale e, in questo spazio molto scenografico, è stata allestita la scultura a grandezza naturale dal titolo “L’uomo che porta la croce”. L’opera rappresenta un uomo che tiene sul palmo della mano una croce di quattro metri, con una leggerezza e una grazia che evoca quasi un passo di danza. Unimmagine che rimanda a un pensiero, a una filosofia che celebra, non solo la passione e la sofferenza umane, ma anche la spiritualità più moderna e più contemporanea, in cui le diverse ricerche spirituali tendono a fondersi. 

Questo progetto espositivo tende a ridurre la distanza tra contemporaneità e antichità. Nel titolo la parola “oracles” suggerisce però anche una proiezione verso il futuro…

Il futuro porta sempre una parte di storia con sé. Anzi per potersi esprimere al meglio, per poter essere un futuro positivo è necessario guardare anche indietro.

Gli antichi, i greci nello specifico, erano molto visionari, avevano sempre lo sguardo rivolto verso il futuro. Verità, magia, interpretazione e immaginazione erano mescolate nella vita della Grecia antica. Pensiamo proprio alla pratica oracolare, centrale nel mondo antico, in cui il responso era un 'dissos logos', un discorso doppio, un rebus  che andava interpretato. All'epoca non si iniziavano guerre né fondavano città prima di aver interrogato l'oracolo. Quando siamo arrivati alla Valle dei Templi con l’artista, per un primo sopralluogo, ci siamo resi conto di essere davanti a uno scenario che non era stato costruito per gli uomini, ma per gli dei. Si avverte infatti una forza, una potenza che è quasi “scomoda” per gli esseri umani. Qui gli antichi cercavano un responso per agire nel miglior modo possibile nel presente, per andare incontro a un futuro migliore, più prospero. 

Andare ad allestire una mostra in questo luogo è stata quindi una bella sfida. 

Una sfida sicuramente ambiziosa. Come siete riuscite a contestualizzare l’arte di Fabre con tutta la sua componente simbolica e allegorica con questi luoghi che hanno una portata altrettanto simbolica e un valore perenne, immodificabile?

Qui il genio di Fabre si è espresso trovando una “chiave” che è stata poi quella di portare l’azione all’interno della Valle. Riportare quel sentimento oracolare, quasi sciamanico, viscerale che era sempre stato presente nella Grecia antica. Quando ci si riferisce alla Grecia antica, infatti, si è sempre portati a pensare al “canone”, a Policleto, alla perfezione formale. In realtà c’era invece anche una parte molto viscerale, potente, a volte cruda. Abbiamo quindi pensato di confrontarci con l'idea di "oracolo", in relazione ai cinque maggiori templi della Valle: il tempio detto di Era, di Eracle, di Zeus, della Concordia e dei Dioscuri. 

Fabre ha realizzato appositamente per questa esposizione un film-performance facendo “agire” una performer: l’attrice Stella Höttler, che fa parte della compagnia teatrale Troubleyn di Jan Fabre. Nel film l’attrice agisce come si suppone potesse  fare una sacerdotessa all’interno del santuario di Delfi. In una sorta di trance, l’attrice/sacerdotessa a un certo punto recita una frase, tratta dal monologo di Cassandra, nella celebre tragedia di Sofocle, in cui dice: “Vergogna su tutto il regno terrestre”. Apollo aveva infatti offerto a Cassandra il dono della preveggenza, ma allo stesso tempo l’aveva punita facendo in modo che nessuno le avrebbe mai creduto. Da qui il suo grande dolore: conoscere il destino di Troia senza essere però creduta. Fabre prende quindi spunto da questo monologo per lanciare un monito, un lamento, un'altissima preghiera, che potrebbe essere quella di Madre Terra. La Vergogna si riferisce a come stiamo trattando il nostro pianeta, senza pensare al suo futuro? L’opera si compone di cinque film su cinque schermi ed è allestita nell'area del Tempio cosiddetto della Concordia. In ognuno di essi si vede l’attrice vestita con un colore diverso, che si muove in uno scenario in cui ci sono cinque diversi elementi naturali: acqua, fuoco, terra, aria e una sorta di vapore, una quintessenza che unisce tutti gli altri elementi, una sorta di spirito vivificante che rende noi ciò che siamo. Proprio il filosofo agrigentino Empedocle parlava dell’esistenza dei quattro elementi e teorizzava quella di un quinto formato da “amore” e “contesa”, tramite il quale si univano (o separavano) gli altri quattro per costituire tutto il mondo circostante.

L'idea di oracolo è presente anche in un altro protagonista della mostra, su cui è incentrata la piccola esposizione all'interno di Villa Aurea e le installazioni in tre siti nella città di Agrigento (Biblioteca Lucchesiana, Complesso di Santo Spirito  chiessa di Santa Maria dei Greci): la tartaruga. Animale oracolare per eccellenza, per certi versi "preistorico", detiene la memoria del mondo ed è simbolo di un'intelligenza tenace e paziente. Molte antiche civiltà pensavano che la tartaruga avesse disegnato sul carapace il segreto del tempo e dell'universo. Un animale che Jan Fabre studia e rappresenta sin dai suoi esordi, come rivelano molte opere esposte, anch'esse inedite in Italia.

Per questa mostra dunque è vero che siamo andati ad inserirci in un contesto grandioso e anche molto difficile, ma si tratta di un contesto che si presta a un dialogo profondo, a una grande apertura di pensiero, sia per quanto riguarda tutto il mondo classico, sia per tutto l’aspetto filosofico legato proprio ad Agrigento, l'antica e un tempo grandiosa Akragas.

Come reagisce il visitatore di fronte a queste opere dirompenti e alla loro ricontestualizzazione in spazi così suggestivi? C’è spiazzamento, curiosità?

Stupore più che altro. Che poi è il sentimento che l’arte deve suscitare, soprattuto in questi contesti. Si deve instaurare un dialogo in grado di far riscoprire, da nuovi punti di vista, quello che già esiste e che contestualizzi quello che si va ad esporre. All’inaugurazione della mostra il pubblico era presente, perché la Valle era ovviamente aperta, come pure il Duomo di Monreale. C’è stato subito un grandissimo consenso e molta curiosità. Ma anche un interrogarsi su quello a cui si stava assistendo. Questo è ciò che deve fare l’arte contemporanea e quello che fanno i grandi artisti come Jan Fabre: porre dei quesiti, delle domande che possono rimanere aperte, perché anche il pensiero umano rimane aperto. E’ difficile trovare una parola definitiva sull’opera, come è difficile trovarne una definitiva sulla realtà che viviamo. Quello che si può fare è cercare di far emergere anche dei lati oscuri, che non sempre sono chiari ed evidenti nell’immediato, ma che portano a una rilettura interpretativa e personale della storia e ad una visione libera e profonda del presente.

Qual è il messaggio di cui Fabre si fa portatore in questo progetto e più in generale con la sua arte?

L’artista non porta tanto un messaggio quanto un universo artistico, simbolico, già regolato da leggi autonome e popolato da personaggi che appartengono alla sua interiorità. Offre il proprio sistema di significati in un determinato contesto. Proponendolo poi in un contesto già ricco di significati si ottiene un risultato davvero potentissimo. 

Non è la prima volta che lavora con Fabre. E’ facile rapportarsi con un artista così eclettico, poliedrico, ma anche “eccessivo”? Fabre è intervenuto nell’aspetto curatoriale e allestitivo?

Fabre per quel che concerne l’aspetto curatoriale e allestitivo ha dato carta bianca, siamo state totalmente autonome. Con Fabre è molto bello instaurare un dialogo. E’ stimolante per l’artista avere uno sguardo fresco, esterno sulla propria opera, ma è altrettanto stimolante per il curatore avere la possibilità di attingere con libertà all’opera di un artista che, come nel caso di Fabre, è vastissima. Ci si sente come un pittore davanti a una tavolozza con tutti i colori del mondo. E’ qualcosa di straordinario. Collaborare con Fabre è inoltre stimolante proprio perché dà completa fiducia ai curatori. Noi peraltro lavoriamo spesso con lui, per cui è sicuramente più facile, c’è una continuità e anche una corrispondenza di pensiero. 

Vademecum

Jan Fabre – Ecstasy & Oracles
dal 7 luglio al 4 novembre 2018
Parco della Valle dei Templi (AG)
Orari:
dal 07 luglio al 16 settembre dal lunedì al venerdì 08.30 - 22.00
sabato e domenica 08.30 – 23.00
dal 17 settembre al 04 novembre 08.30 - 19.00
Biblioteca Lucchesiana, Santa Maria dei Greci e Museo Archeologico Regionale “Pietro Griffo” seguiranno gli orari del Parco della Valle dei Templi
Cappella Chiaramontana del Complesso Monumentale Santo Spirito (AG)
dal lunedì al venerdì 09.00 – 13.00
martedì e giovedì 15.00 – 19.00
Cattedrale di Santa Maria Nuova di Monreale
dal lunedì al sabato 8.30 – 12-30/14.30 – 16.45
domenica 08.00 – 09.15/14.30 – 16.45
Chiostro di Santa Maria Nuova ed ex Dormitorio dei Benedettini
dal lunedì al sabato 9.00 – 18.30
festivi 9.00 – 13.00
Biglietti:
Parco della Valle dei Templi
2€ + biglietto ordinario di ingresso al Parco, consente l’accesso a tutte le aree della mostra
Chiostro ed ex Dormitorio della Cattedrale di Monreale
3€ + biglietto ordinario di ingresso al Chiostro
Catalogo:Skira

Ultima modifica il Mercoledì, 18 Luglio 2018 13:43



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