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Venerdì, 23 Febbraio 2018 11:38

Museo Bailo di Treviso. Omaggio a Gino Rossi a settant’anni dalla morte

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Una rassegna di 18 dipinti nel museo trevigiano che accogliestabilmente 10 opere dell’artista, il nucleo pubblico più importante che di lui si conservi

Gino Rossi, Primavera in Bretagna, 1909 circa, olio su cartone applicato su tela. Treviso, Museo Civico "Luigi Bailo" Gino Rossi, Primavera in Bretagna, 1909 circa, olio su cartone applicato su tela. Treviso, Museo Civico "Luigi Bailo"

TREVISO - Treviso rende omaggio a Gino Rossi a settant’anni dalla sua morte nel Manicomio di Sant’Artemio, con una mostra a cura di Marco Goldin.  Rossi è di fatto un artista “raro”. La sua produzione supera infatti di poco i 130 dipinti, quantitativamente nulla rispetto alla produzione di altri artisti del suo secolo.

Parlando del pittore, Goldin spiega: “uno dei rari pittori italiani che, all’inizio del Novecento, hanno respirato per davvero l’aria della grande pittura figurativa europea, secondo una lezione che inizialmente proviene dall’opera finale di Gauguin e dai Fauves”. 

Rossi, veneziano di origine e di formazione, arrivò a Parigi la prima volta già tra 1906 e 1907, e lì guardò con ammirazione al simbolismo proprio di Gauguin e all’arte dei Fauves da poco rivelatasi nella capitale. Sulle orme del pittore di Tahiti, si recò quindi nel 1909 in Bretagna, che costituì per lui una grande scoperta. Di tutto questo risentono le sue prime opere connotate da un temperamento forte e da vibranti interpretazioni personali. Rossi diceva che “non si costruisce con il colore: si costruisce con la forma e un’arte dove il colore comanda è un’arte incompleta fin dalla base”. In questo si manifesta da subito quell’eco cezanniana che emergerà soprattutto nelle nature morte, ma anche in taluni ritratti, della seconda fase della sua vita artistica. Da qui l’arrovellarsi del suo segno, in un espressionismo che approderà anche a una sorta di originalissima trascrizione delle ricerche cubiste, per il tramite proprio di Cézanne, sempre nel quadro di un fortissimo legame con la terra d’origine e d’elezione (Burano e i colli asolani e del Montello).

Purtroppo  la guerra combattuta al fronte, la prigionia, le vicende familiari lo condurranno presto verso l’abisso della malattia mentale. 

La mostra trevigiana presenta opere di tutti i periodi del pittore, da quello bretone a quello di Burano, da quello dei colli asolani ai colli del Montello, fino alle nature morte e ai ritratti di matrice post-cubista.

Un percorso completo dunque per conoscere l’artista. La rassegna resterà aperta al pubblico fino al 3 giugno 2018. 

Ultima modifica il Venerdì, 23 Febbraio 2018 11:41


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