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Martedì, 14 Agosto 2018 12:09

Albania: grazie all'università italiana di Macerata emerge la Fortezza di Paleokaster

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I resti del castello, nella valle del Drino, sono stati al centro delle indagini archeologiche e dei rilievi tipografici dell'università italiana in collaborazione con l’istituto archeologico di Tirana e nell’ambito dei progetti del ministero degli Affari Esteri in Albania meridionale

La porta ovest della Fortezza di Paleokaster La porta ovest della Fortezza di Paleokaster

E’ terminata la campagna di scavo 2018 condotta dall’università di Macerata in Albania, in collaborazione con l’istituto archeologico di Tirana e nell’ambito dei progetti del ministero degli Affari Esteri in Albania meridionale. 
Per quest’anno gli scavi hanno riguardato la fortezza di Paleokaster, l’insediamento fortificato di Melan e ricognizioni, rilievi topografici e indagini di insediamenti ellenistici nella valle del Drino, dove sono situati i resti del castello.

La valle del Drino, grazie alla sua posizione strategica, fin dall’antichità faceva parte della strada che da Apollonia portava a Ioannina, in Grecia. Tra il IV e il III secolo A.C. – per fronteggiare le invasioni barbariche – l’intera area fu fatta diventare una fortezza, con annessi alcuni castelli tra cui, appunto, quello di Paleokaster. Proprio qui, in particolare, gli scavi si sono concentrati nella porta Ovest, ingresso principale alla fortezza romana e alla chiesa interna alla fortezza stessa. Di grande valore scientifico la scoperta di un laterizio iscritto recante la dedica dell’edificio di culto, fatto estremamente raro.

Un equipe dell’università di Camerino, guidata dal professore Antonio Schettino, ha registrato informazioni geofisiche all’interno della fortificazione che hanno consentito di rilevare evidenti tracce dell’organizzazione e delle strutture ancora conservate nel sottosuolo, fornendo utili dati alla programmazione degli scavi futuri. Nel sito di Melan, invece, gli scavi hanno consentito di riportare alla luce imponenti strutture fortificate, collocabili cronologicamente in età ellenistica e, successivamente, in età bizantina. Il sito, per la monumentalità delle strutture in esso conservate e per la sua millenaria storia, offre importanti sviluppi alle ricerche che proseguiranno con le prossime campagne di scavo nel 2019.

Ultima modifica il Martedì, 14 Agosto 2018 12:18



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