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Lunedì, 18 Dicembre 2017 16:32

Infn e Cern progettano un acceleratore di particelle portatile dedicato ai Beni culturali

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Pensato per la diagnostica si chiamerà "Machina" e verrà realizzato all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Aiuterà esperti e ricercatori a studiare in modo non invasivo le opere d'arte e i reperti storici, anche quelli inamovibili o comunque non trasportabili 

FIRENZE - Negli ultimi anni le tecniche diagnostiche per lo studio dei beni culturali hanno avuto un grande sviluppo tecnologico. Per supportare ulteriormente il lavoro di  storici dell'arte, archeologi, restauratori, curatori e altri esperti di beni culturali, verrà ora realizzato all'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, un acceleratore di nuova generazione, frutto della collaborazione tra l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e il Cern di Ginevra, dedicato interamente ai beni culturali. Finanziato con 1,7 milioni di euro l’acceleratore, compatto e trasportabile, consentirà una diagnostica non invasiva per il restauro e lo studio dei materiali di reperti storici e opere d'arte.  Al Laboratorio di tecniche nucleari per i beni culturali e l'ambiente (Labec) di Firenze, è già in funzione, dal 2004,  un acceleratore di particelle impiegato anche per analisi dei beni culturali con cui all'Opificio sono state studiate molte opere d'arte e reperti tra le quali tele e tavole dipinte come il Ritratto Trivulzio di Antonello da Messina, la Madonna con Bambino di Mantegna, la Muta di Raffaello e l'Adorazione dei Magi di Leonardo, terrecotte di Luca della Robbia, disegni di Leonardo e Filippino Lippi, affreschi staccati come il Sant'Agostino nello studio di Botticelli. 

Il nuovo acceleratore trasportabile si chiamerà “Machina” e potrà anche essere impiegato per brevi periodi in altri laboratori e musei europei. Sarà realizzato con una tecnologia sviluppata al Cern per applicazioni biomediche e chiamata tecnologia di quadrupolo a radiofrequenza che consentirà di realizzare un acceleratore di alta precisione e dimensioni contenute (circa 2 metri di lunghezza per 300 kg di peso) che ne consentiranno il trasporto in luoghi in cui sono conservate opere inamovibili (esempio affreschi), di grandi dimensioni, o non trasportabili per le fragili condizioni di conservazione.

Il progetto sarà un primo passo verso la realizzazione di strumentazioni portatili ad alte prestazioni. Il rapporto di collaborazione tra l'Opificio e i principali istituti di ricerca si è rivelato nel tempo di fondamentale importanza e ha consentito costanti innovazioni e miglioramenti nella qualità dei propri risultati.

Ultima modifica il Lunedì, 18 Dicembre 2017 16:50


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