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Giovedì, 09 Gennaio 2020 14:39

Enrico Meneghelli, l’artista dei musei

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Nato nel 1853, italiano d’origine, emigrò negli Stati Uniti facendo di Boston e New York le sue principali residenze. Il tema dominante della sua pittura fu indubbiamente il collezionismo e con esso Meneghelli lasciò un’eredità artistica e storica di inestimabile valore. Eppure, ancor oggi, pochi conoscono la sua firma

Enrico Meneghelli, The Picture Gallery in the Old Museum, 1879 (Museum of Fine Arts, Boston) Enrico Meneghelli, The Picture Gallery in the Old Museum, 1879 (Museum of Fine Arts, Boston)

L’oggetto prediletto del repertorio di Enrico Meneghelli fu il mouséion, quel luogo che gli antichi Greci avevano dedicato alle Muse protettrici delle arti e a Mnemosine, la dea della memoria. Un rapporto fra arte e memoria, che Anton Raphael Mengs rappresentò nel dipinto The Triumph of History Over Time, anche conosciuto come Allegoria del Museo Clementino, 1772.

Durante tutto l’Umanesimo il significato di mouséion cambiò, come testimonia il mecenatismo mediceo, assumendo l’intento di mera collezione privata a scopo celebrativo. Fra il ‘500 e il ‘600, la forma di collezionismo assunse, poi, caratteri più scientifici. Nacquero così, le Mirabilia o stanze delle meraviglie dove si ritrovavano oggetti d’ogni tipo, curiosi, esotici, spesso suddivisi per tematiche. Stanze, dunque, che dovevano suscitare stupore. 

Con il passare del tempo le collezioni private esibirono la ricchezza e il sapere di una élite per pochi, una vera conoscenza enciclopedica, appellativo che tutt’oggi viene ancora attribuito ad alcuni musei come il Louvre. Il museo, dunque, fu inteso esclusivamente come una raccolta di arte antica, dove l’oggetto stesso diventava l’unico portatore di conoscenza. 

In questo periodo, si inserisce l’opera di Enrico Meneghelli che racchiuse nei suoi lavori il concetto di possesso del tempo e dello spazio catturando, come in una fotografia, porzioni di gallerie museali. 

In realtà Meneghelli non fu esattamente un precursore, in quanto in Europa, artisti come Samuel F. B. Morse con Gallery of the Louvre, 1831–33 (Terra Foundation for American Art, Chicago) e come Amasa Hewins con l’opera The Tribuna of the Uffizi, 1830 (Museum of Fine Arts, Boston), già dipingevano selezioni di opere conservate in celebri musei.

Sebbene però i suoi colleghi si spinsero in immaginarie raffigurazioni, Meneghelli testimoniò istallazioni reali di conosciute gallerie come al Boston Athenaeum ed al Louvre, lasciandoci delle vere e proprie fonti storiche.

Nell’opera The Picture Gallery in the Old Museum, 1879 (Museum of Fine Arts, Boston) Meneghelli dipinse, per esempio, una sala del Museum of Fine Arts dopo alcuni lavori effettuati nel 1879 per espandere il secondo piano del museo stesso.  La sala fu allestita come un salotto dell’alta società, dove quadri ed oggetti venivano disordinatamente accostati. All’interno dell’opera stessa ritroviamo così, ancor oggi, documentate, come fossero repliche in miniatura, molte opere tra cui, The Quarry di Gustave Courbet, Two Soldiers di Thomas Couture e un busto attribuito erroneamente al Tintoretto ed ora non più nella collezione. 

Morto in data non stabilita, poco dopo il 1912, Enrico Meneghelli, l’artista dei musei, rimane uno degli autori più collezionati mentre ancora in vita. 

Ultima modifica il Giovedì, 09 Gennaio 2020 14:41
Giulia Maria Wilkins

Educatore Museale, Blogger, Scrittrice

 
 
 


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