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Mercoledì, 20 Aprile 2016 16:38

La Gioconda di Leonardo, sintesi tra volto maschile e femminile

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Il genio avrebbe utilizzato due modelli per il celebre dipinto, un uomo e una donna. Lo rivela lo studio di Silvano Vinceti, presidente del Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni storici, culturali e ambientali

FIRENZE - L’enigmatica Gioconda di Leonardo da Vinci celerebbe un volto "bisex", un perfetto connubio tra un volto maschile e uno femmile. A rivelarlo il ricercatore Silvano Vinceti, presidente del Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni storici, culturali e ambientali. Vinceti ha illustrato questa sua tesi a Firenze, nell'ex convento di Sant'Orsola, dove negli ultimi quattro anni ha coordinato gli scavi archeologici alla ricerca della tomba dove fu sepolta la Gioconda.
Secondo l’ipotesi del ricercatore, Leonardo tra il 1503-1506, avrebbe utilizzato per la realizzazione del celebre ritratto, Lisa Gherardini, moglie del mercante fiorentino Francesco del Giocondo. Successivamente però, tra 1507-1508, per una seconda e terza stesura, il genio fiorentino, si sarebbe avvalso di un modello maschile, tale Gian Giacomo Caprotti detto il Salai.
Le prove provengono dall'utilizzo di raggi infrarossi, del Photoshop avanzato sapientemente integrate con la ricerca storica.
D’altra parte le teorie che coinvolgono il dipinto di Leonardo, vanno avanti da decenni, e nel corso di questi anni sono state tante le ipotesi formulate. Da chi sostiene che Leonardo si sia avvalso di un modello, chi di diverse nobil-donne, da Lisa Gherardini, a Pacifica Brandano, Caterina Sforza, Isabella d'Aragona. Altri che sostengono si tratti del suo allievo prediletto, il Salai; altri ancora che la Gioconda sia un autoritratto e infine chi asserisce che sia una costruzione fantastica e idealizzata. Insomma diverse tesi spesso contrastanti, giustificate sicuramente dai pochi riferimenti storici a disposizione.
Per quanto concerne la teoria di Vinceti, in realtà questa era già stata da lui stesso annunciata nel 2010, ma secondo il ricercatore, il recente utilizzo del cosiddetto photoshop avanzato, avrebbe fatto emergere "una sorprendente somiglianza" tra alcune fattezze della Gioconda (fronte, naso e bocca) e quelle del disegno dell'Angelo Incarnato, della Sant'Anna e del San Giovanni Battista, opere per le quali Leonardo usò come modello il Salai. "Il viso e l'espressione sono le stesse e rinviano tutte al Salai”.
A questo si aggiunge la scoperta, di sei anni fa, dell’esistenza delle lettere "S" e "L" dentro gli occhi della Gioconda e del numero 72 sotto una delle arcate del ponte presente sullo sfondo del dipinto.
Secondo Vinceti la S rinvia al Salai, la L a Lisa Gherardini. Infine il numero 72, secondo la tradizione cabalistica, che Leonardo conosceva profondamente, tra i vari significati, rimanderebbe a una armoniosa sintesi fra l’uomo e la donna.

Ultima modifica il Mercoledì, 20 Aprile 2016 17:06


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