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Mercoledì, 06 Novembre 2019 12:44

Le Murate di Firenze diventa Mad, Murate Art District. Nuovo nome, nuova identità visiva e nuovi progetti

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Un distretto culturale  evoluto, un luogo di riferimento pensato per essere abitato da artisti e curatori in residenza, focalizzato sulla produzione artistica ancor prima che sulle esposizioni, incentrato sulla relazione tra artisti, comunità e territorio

FIRENZE - Le Murate. Progetti Arte Contemporanea di Firenze cambia nome e diventa Mad, Murate Art District. Si tratta di un’operazione voluta dal direttore artistico dello spazio Valentina Gensini, con l’obiettivo di rilanciare  l’importante centro di produzione e promozione dell'arte contemporanea che, nel 2018, ha visto una crescita del 74% rispetto all’anno precedente.

"Le Murate - dichiara  l'assessore alla cultura Tommaso Sacchi - si stanno configurando come un polo cruciale di promozione e produzione di arte contemporanea, grazie anche alle numerosissime residenze artistiche che ha ospitato. Adesso è il momento di cambiare nome e passo per consentire a questo spazio un ulteriore salto di qualità che porti sempre più progetti, laboratori, idee, esposizioni".

"Mad tradisce l'identità di un distretto culturale evoluto che intende porsi come luogo di riferimento per la città, all'interno di un network internazionale. - afferma Valentina Gensini - Quale distretto dell'arte è un luogo abitato dagli oltre 500 artisti e curatori in residenza ogni anno, un luogo focalizzato sulla produzione artistica anziché sulla esposizione tout court, uno spazio che intende proporre modalità alternative di produzione e relazione con la comunità e il territorio”.

Cambia ovviamente anche l’identità visiva. La nuova immagine è declinata su tre colori brillanti che si alterneranno costantemente, per confermare l’identità molteplice, la vocazione alla sperimentazione e all’approccio transdisciplinare.

Il cambio del nome si accompagna ovviamente a tanti nuovi progetti e a una nuova esposizione. 

La prima che Mad presenta è quella dell’artista e musicista sperimentale Piero Mottola. La mostra occupa il primo piano e ospita, oltre ai lavori che hanno tracciano l'excursus dell'artista, l'inedito “Florentine voices”,  una composizione "corale" che ha preso avvio da un esperimento socio-antropologico. A un gruppo di cittadini, convocati con bando pubblico, è stato chiesto di associare a dieci parametri emozionali (paura, angoscia, agitazione, collera, tristezza, stupore, eccitazione, piacere, gioia, calma) suoni e rumori prodotti esclusivamente con la voce e con il proprio corpo.  Il risultato è stato quello di centinaia di frammenti sonori che sono stati catalogati e intrecciati in composizioni e poi trasformati in sequenze grafiche che assumono l'aspetto di quadri astratti. La mostra è visitabile fino al 1° febbraio 2020. 

Ultima modifica il Mercoledì, 06 Novembre 2019 12:50


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