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Giovedì, 18 Maggio 2017 18:43

Musei Capitolini. Pintoricchio Pittore dei Borgia. Il mistero svelato di Giulia Farnese. Foto

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Una "Madonna" mai esposta prima al pubblico, ritenuta dal Vasari il ritratto di Giulia Farnese, amante di Papa Alessandro VI Borgia e il "Bambin Gesù delle mani". Due capolavori riuniti svelano un mistero legato agli affreschi eseguiti da Pintoricchio per gli appartamenti del Papa

Bernardino di Betto, detto Pintoricchio (Perugia c. 1454 – Siena 1513) Madonna, frammento della distrutta Investitura divina di Alessandro VI, c. 1492-1493  dipinto murario entro cornice seicentesca, cm 39,5 x 28, 5 x 5  Collezione privata Bernardino di Betto, detto Pintoricchio (Perugia c. 1454 – Siena 1513) Madonna, frammento della distrutta Investitura divina di Alessandro VI, c. 1492-1493 dipinto murario entro cornice seicentesca, cm 39,5 x 28, 5 x 5 Collezione privata

ROMA - Nasce da lontano la mostra “Pintoricchio Pittore dei Borgia. Il mistero svelato di Giulia Farnese”, a cura di Cristina Acidini, Francesco Buranelli, Claudia La Malfa e Claudio Strinati, con la collaborazione di Franco Ivan Nucciarelli, aperta ai Musei Capitolini, dal 19 maggio al 10 settembre 2017. A raccontarlo è Pietro Folena, Presidente dell’Associazione MetaMorfosi che, insieme a Zétema Progetto cultura, ha organizzato l’esposizione. 

Spiega Folena: Fu grazie alla presentazione a Roma, a Palazzo Venezia, del Bambin Gesù delle mani di Pintoricchio, nel 2006, che ebbi l’occasione di conoscere la storia tormentata dell’affresco dell’appartamento Borgia in Vaticano, di cui il Bambino era solo una parte. Quando è cominciata l’attività di MetaMorfosi, nel 2008,  il nostro sogno è stato fin da subito ritrovare e quindi esporre la Madonna che teneva fra le braccia il Bambino benedicente”.

Oggi questo sogno si è realizzato. 

Tutto ha inizio da un affresco “smembrato, diviso, frazionato in singole storie”, da un ritrovamento inedito, da un equivoco, oggi finalmente smentito, alimentato nel tempo non solo da “malcelate invidie e lotte di potere”, ma anche dalle parole di Giorgio Vasari, che non apprezzava particolarmente l’opera del Pintoricchio

Una mostra indubbiamente affascinante, non solo per la qualità delle 33 opere selezionate, a cui si aggiungono 7 antiche sculture di età romana, provenienti dalle raccolte capitoline, ma anche per la capacità di ricostruire il particolare clima culturale e artistico della Roma di fine Quattrocento. Protagonisti di questa storia: il controverso Papa Alessandro VI al secolo Rodrigo Borgia, una dama raffinata e bellissima, Giulia Farnese, amante adolescente e concubina non troppo nascosta dello stesso Papa, e uno degli artisti più estrosi del nostro Rinascimento, Bernardino di Betto, detto il Pintoricchio (c.1454-1513). 

Racconta Francesco Buranelli: “Fu Giorgio Vasari nel 1550 a pubblicare per primo la notizia che nell’appartamento Borgia, si conservava un dipinto che ritraeva sopra la porta d’una camera la Signora Giulia Farnese per il volto d’una Nostra Donna: et nel medesimo quadro la testa di esso Papa Alessandro mettendo nero su bianco, solo dopo la morte di Paolo III Farnese, ciò che alla corte papale si vociferava — più o meno sommessamente — da lungo tempo”. 

La leggenda della presenza di un ritratto di Giulia Farnese nelle sembianze della Madonna nell’Appartamento Borgia nacque e si diffuse, tuttavia, non solo per quanto scritto dal Vasari, che dalla voce di popolo creò un mito, ma indubbiamente anche a causa della riprovevole fama di papa Alessandro VI, i cui comportamenti scandalosi suscitarono a Roma una potente corrente di sdegno che si autoalimentò e crebbe soprattutto dopo la sua morte.

Alessandro VI chiamò a Roma il Pintoricchio nel 1493, per decorare il nuovo appartamento papale in Vaticano. Qui l’artista perugino realizzò uno dei cicli pittorici più famosi della storia dell’arte, interpretando egregiamente il programma ideologico e politico di Alessandro VI. Pintoricchio riuscì a dar vita a una iconografia fortemente innovativa, in cui il linguaggio antico riusciva perfettamente a coniugarsi alle tendenze più avanzate, rispondendo in questo modo, attraverso una narrativa fluida e rinnovata, a soddisfare le esigenze e i gusti dei Borgia.

Il ciclo pittorico venne però ritenuto eccessivamente compromettente e fu censurato e distaccato sotto il pontificato di Alessandro VII (Fabio Chigi, 1655-1667). 

Da quel momento i due frammenti del Pintoricchio si trasformeranno in due distinti quadri da arredamento - spiega ancora Francesco Buranelli - una Madonna in preghiera e un Salvator mundi, tanto in voga nelle quadrerie romane del Seicento. Vennero integrati nelle parti mancanti, collocati dentro importanti cornici, volutamente diverse tra loro, e inventariati con circa duecento numeri di differenza l’una dall’altro, segno di una diversa collocazione nei saloni di Palazzo Chigi, con il palese intento di non farli più riconoscere come parti della stessa, chiacchierata opera”. 

Il ritratto di Alessandro VI invece scomparve definitivamente. 

Grazie all’acume di due attenti studiosi si è riusciti nel tempo a ricomporre “l’aggrovigliato puzzle” relativo all’affresco del Pintoricchio. Nel 1947, infatti, Giovanni Incisa della Rocchetta pubblicò la notizia dell’esistenza di un dipinto del 1612 di Pietro Fachetti a Mantova, riconosciuto come una copia del perduto dipinto del Pintoricchio, i cui frammenti erano confluiti, nel frattempo, nella collezione dei principi Chigi. La copia, seppur di qualità assai modesta, è tuttavia risultata fondamentale per la ricostruzione dell’iconografia dell’originale. Nel 2004, infine, Franco Ivan Nucciarelli riconobbe il cosiddetto “Bambin Gesù delle mani” in vendita sul mercato antiquario e, dopo averlo fatto acquistare dalla Fondazione Guglielmo Giordano, lo pubblicò nel suo fondamentale volume del 2006. 

A cinquecento anni di distanza, “il rompicapo” si è risolto. Il Bambino e la Madonna sono tornati per la prima volta vicini in questa splendida mostra che offre l’opportunità di rivivere la suggestione di una sintesi pittorica straordinaria.  

Ma non solo. L’esposizione è l’occasione per sciogliere qualsiasi dubbio anche attorno alla “leggenda” che voleva la presenza del ritratto di Giulia Farnese nel dipinto di Pintoricchio. Studi, confronti e approfondimenti hanno, infatti, consentito di rivedere questa sorta di “maldicenza”, destituendo di ogni fondamento una delle convinzioni più durevoli della storia dell’arte moderna, che riconosceva nel bel volto femminile l’amante del Papa. Le sembianze della Vergine risultano invece vicinissime al più classico tipo dei volti di Madonna del Pintoricchio: un viso dolcemente allungato, amorevole e assorto. Dunque non un ritratto, in cui peraltro Pintoricchio eccelleva. 

Infine una rarissima iconografia papale, rappresentante la diretta "Investitura divina del neoeletto pontefice" spazza definitivamente il campo da tutte le precedenti interpretazioni decisamente più "terrene". 

La mostra è accompagnata da un altrettanto splendido catalogo, edito da Gangemi Editore, corredato da un ricco ed esaustivo apparato fotografico, nel quale sono raccolti i saggi dei quattro curatori e una prefazione di Claudio Parisi Presicce e Pietro Folena

Allestimento Mostra

Presentazione della mostra 

Opere in mostra 

Vademecum

Pintoricchio. Pittore dei Borgia
Il mistero svelato di Giulia Farnese
Musei Capitolini, Palazzo Caffarelli, Piazza del Campidoglio - Roma
19 maggio – 10 settembre 2017
Orari
Tutti i giorni 9.30 – 19.30 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Biglietti
€ 15 biglietto intero integrato Mostra + Museo (comprensivo della tassa del turismo per i non residenti a Roma);
€ 13 biglietto ridotto integrato Mostra + Museo, per i non residenti a Roma (comprensivo della tassa del turismo per i non residenti a Roma)
Gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente

Ultima modifica il Giovedì, 18 Maggio 2017 19:43

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