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Venerdì, 22 Maggio 2020 10:07

PRE-DIZIONE 01. Giorgio Ortona - Seamus Heaney

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Il primo appuntamento con Pre-Dizioni è una riflessione artistico poetica scandita dalle opere di Giorgio Ortona e le parole di Seamus Heaney

Giorgio Ortona, Coronavirus Flaminium, 2020, olio su tela Giorgio Ortona, Coronavirus Flaminium, 2020, olio su tela

Pittura consumata dal tempo archeologico, pittura resistente nella sua fibra minerale, pittura in cui senti la misura fisica di uno spazio tanto percepibile quanto sospeso nelle bolle di una metafisica urbana. Giorgio Ortona è il primo artista con cui raccontiamo la nostra anomala visuale del tempo pandemico: quel giro inaspettato di calendario, un’improvvisa pausa collettiva, la predizione di una società che d’ora in poi affronterà la Natura senza mediazioni morbide, una guerra tra micro e macro dove la centralità vitruviana della nostra misura non sarà più sufficiente per gestire la vecchia idea di normalità. I quadri di questa serie, prodotti nei due mesi di reclusione casalinga, ne sono la misura percepita e veggente: lacerazioni, callosità, calcificazioni, lo spazio che resta limpido nella sua figurazione ma si svuota del suo tempo recente, dei suoi riti prepandemici, recuperando il disegno edilizio e le geometrie urbanistiche, immergendo l’inquadratura nella radice moderna di una Roma mineralizzata. Ortona usa lo sguardo panoramico e la profondità di campo per (ri)ambientare la sua prossimità familiare, dando tangibilità al silenzio dei quartieri, situando l’occhio su una città “palazzinara” che lambisce i rioni storici; una Roma che diventa organismo digestivo e batterico, che ingloba la solitudine di una vecchia Fiat 500, che assorbe i corpi nel suo metabolismo lento ma costante. L’artista romano ci restituisce il naturalismo scheletrico della città dormiente, trovando la perfetta sintonia tra corpi tracciabili e traiettorie della rigenerazione. Un dipingere instabile e proliferante, simile al processo invisibile che conduce alla solidità dei minerali. Una pittura che ingloba la natura stessa del virus, levando enfasi al caos informativo, ridando centralità alla posizione dei singoli esseri umani, alle polarità magnetiche di ogni singola entità nel disegno urbano. 

Gianluca Marziani

 

 

Seamus Heaney. La musica di ciò che accade

Uno dei punti forti che ci hanno fatto credere, a me quanto agli amici dell'Associazione Metamorfosi e a Stefano Antonelli e Gianluca Marziani, è stato proprio il potere profetico e predittivo che talvolta l'arte e la poesia assumono. Poesia, termine usato e abusato che non di rado assume connotati sacri al limite del sacrilego. Eppure parola con cui ci siamo dovuti confrontare, nei secoli, più e più volte. Seamus Heaney, nobel per la letteratura 1995, fu uomo che aveva fede e fiducia nella parola poetica, che era espressione di fede e fiducia nella realtà. Di una “pietà del pianeta” che poteva “creare un ordine fedele all'impatto della realtà esterna e rispondente alle leggi interne dell'essere del poeta” (dal discorso in occasione del conferimento del Nobel). Eppure Seamus Heaney è scomparso nel 2013, sette anni prima di una pandemia che però oggi illumina di nuova luce e consonanze certi suoi versi. In questi, ancora inediti in Italia e tradotti da Marco Sonzogni e Leonardo Guzzo, sentiamo la rondine che vola radente e la guardiamo con occhi diversi, forse più ammirati, soprattutto nella leggerezza della parola di Heaney. Leggiamo il silenzio d'acque, quel potentissimo occludimi, e ci chiediamo quali siano questi ritorni. Quali siano i nostri ritorni che un inconsapevole Heaney oggi ci dona. Leggiamo quell'occludimi e non possiamo che sentirci sopraffatti dalla moltitudine di significati che tale parola oggi assume, anche emotivamente. Leggiamo l’istante in cui un canto d’uccello quasi / s’accorda alla musica di ciò che accade e ci chiediamo, inevitabilmente, cosa stia accadendo. Perché è questo il potere della grande poesia: porre domande talmente essenziali da attraverso il tempo oltre l'uomo, e restare attuali. Porre diversi punti di osservazione e riflessione, sguardi, anticipando gli accadimenti, l'impensabile. E raccontare continuamente il reale. Anche se è un reale futuro. Così come oggi, di fronte a questi testi, ci chiediamo a quale ritorno stiamo tendendo, e cosa stia effettivamente accadendo. Ma già il chiederselo, anche grazie a Heaney, è un enorme passo in avanti.

Alessandro Canzian

 

 

Homecomings

I

Fetch me the sandmartin
Skimming and veering
Breast to breast with himself
In the clouds in the river.

II

At the worn mouth of the hole
Flight after flight after flight
The swoop of his wings
Gloved and kissed home.

III

A glottal stillness. An eardrum.
Far in, featherbrains tucked in silence,
A silence of water
Lipping the bank.

IV
Mould my shoulders inward co you.
Occlude me.
Be damp clay pouting.
Let me listen under your eaves.

Song 

A rowan like a lipsticked girl.
Between the by-road and the main road
Alder trees at a wet and dripping distance
Stand off among the rushes.

There are the mud-flowers of dialect
And the immortelles of perfect pitch
And that moment when the bird sings very close
To the music of what happens.

Ritorni 

I

Datemi la rondine riparia
che vola radente e poi vira
petto a petto con se stessa
tra nuvole riflesse dentro il fiume.

II

Al logoro imbocco del covo
volo dopo volo dopo volo
le sue ali in picchiata
s’inguantava per baciare casa.

III

Un colpo di glottide. Un timpano.  
Nel fondo, i cuorcontenti si chiudevano in silenzio, 
silenzio d’acque
che lambiscono la riva.

IV

Piega le mie spalle all’interno verso te.
Occludimi.
Sii umida argilla che sporge.
Lascia che ascolti sotto la tua gronda. 

Canto

Un sorbo somiglia a una ragazza col rossetto.
Tra la strada maestra e la traversa
in un’umida stillante lontananza
gli ontani spiccano sui giunchi.  
Ci sono i fiori di fango del dialetto
e gli immortali dalla nota perfetta
e l’istante in cui un canto d’uccello quasi 
s’accorda alla musica di ciò che accade.

 

Seamus Heaney

Traduzione di Leonardo Guzzo e Marco Sonzogni 

Una leggenda del folklore irlandese racconta che Finn McCool — guerriero-cacciatore ritratto spesso con le sembianze di un gigante — chiese ai suoi uomini di dirgli quale fosse la musica più bella. Nessuno di loro seppe però dargli la risposta giusta: «La musica di ciò che accade». Seamus Heaney (1939-2013), uno dei poeti più letti e tradotti del nostro tempo, è stato insignto del Premio Nobel per Letteratura per la «bellezza lirica» e la «profondità etica» di opere che «esaltano i miracoli quotidiani e il passato vivente». Questi due testi — dalla raccolta inedita Lavoro sul campo (Field Work, 1979), di prossima pubblicazione per i tipi milanesi di Biblion Edizioni — sono vivida e credibile testimonianza dell’aderenza con cui Heaney ha tradotto in poesia la bellezza e la profondità presenti in ciò che ci circonda e in ciò che accade. 

L. G. & M. S. 

Gianluca Marziani, nato a Milano nel 1970, è un critico/curatore che si occupa di arti visive. Curatore per l’arte contemporanea di MetaMorfosi. Dal 2010 al 2018 è stato direttore artistico di Palazzo Collicola Arti Visive a Spoleto. Curatore del Premio Terna (sei edizioni) e del Premio Celeste (sei edizioni). E’ stato direttore artistico della Fondazione Rocco Guglielmo. Consulente per la Biennale di Venezia 2011. Ha curato mostre nei principali musei italiani, collaborato con numerose gallerie e fondazioni, pubblicato un rilevante numero di cataloghi. Ha parlato d’arte su molteplici media, da Radiodue a Rai1, dai quotidiani alle riviste di settore, da settimanali (Specchio, Panorama, Espresso…) a diverse piattaforme web. Ha gestito il corso di arti visive presso lo IED di Roma. E’ stato protagonista del programma di Rai5 “Personal Shopper”, uno dei conduttori del programma “Street Art” su Sky Arte. Ha firmato come columnist per i magazine Fashionable Lampoon e Italian Journal. Da anni cura su Style Piccoli una rubrica in cui parla di arte contemporanea ai giovanissimi. Conduce una rubrica d’arte su Dagospia dal titolo “Un Marziani a Roma”. È stato uno dei primi curatori italiani a realizzare, in modo sistemico, consulenze artistiche per aziende e multinazionali. Molte le lezioni, i convegni e gli incontri presso istituzioni pubbliche e private. Nel 2016 ha tenuto un ciclo di lezioni d’arte contemporanea presso la Galleria Nazionale di Roma. È stato nominato curatore dell’anno 2010 dalla giuria che presiede il Premio Ca’ Zenobio. Ha vinto il Premio Magna Grecia (2005) e un A.B.O. d’Argento (2006).

Alessandro Canzian è nato nel 1977 a Pordenone, vive e lavora a Maniago. Nel 2008 ha fondato la Samuele Editore. Dirige il lit-blog Laboratori Poesia (www.laboratoripoesia.it) e con alcuni amici il ciclo triestino di poesia Una Scontrosa Grazia.

Marco Sonzogni (OMRI) insegna traduttologia, italianistica e comunicazione interculturale alla Victoria University of Wellington, in Nuova Zelanda. Ha dedicato la sua attività di studioso e traduttore all’opera in versi di Eugenio Montale e Seamus Heaney. Ha pubblicato cinque raccolte di poesie, l’ultima è Passaggi (Carabba 2017). È appassionato di bestiari, di ricettari, di Batman e dell’Inter. 

Leonardo Guzzo scrive per Il Mattino e L'Osservatore Romano. Ha pubblicato le raccolte di racconti "Le radici del mare" (PeQuod, 2015) e "Terre emerse" (PeQuod, 2019). Di Seamus Heaney ha tradotto, con Marco Sonzogni e Giovanna Iorio, "Eneide Libro VI" (Ponte del Sale, 2018). Se non si racconta storie, guarda il mare.

Ultima modifica il Venerdì, 22 Maggio 2020 12:09


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